Venerdì 5 Ottobre 2018 – ore 22:15

Nome d’arte Bombay – il nome viene dal rinomato gin Bombay Sapphire – è Gabriele Di Majo, romano acquisito, con una grande passione per la musica, protagonista, in tante forme e generi,  di molti suoi progetti. Quello che lo lega alla scena indie romana prende vita nell’estate del 2014: al tramonto sulla spiaggia della Lecciona a Viareggio nasce la prima strofa di “Maledetta Estate”, pezzo che farà da traino al primo disco “Bombay”. Da quel momento in poi sono arrivati centinaia di versi, strofe, ritornelli, slogan, melodie,
senza troppe preoccupazioni per l’intonazione. I pezzi di Bombay infatti rappresentano
per lui un modo per liberarsi e per raccontare storie e suggestioni intime. Bombay sostiene di non aver una bella voce e di non essere bravo con la chitarra; i tecnici lo definiscono afono ma l’immediatezza della musica che compone sembra non risentire di certe sue “incapacità” e riesce ad arrivare a tanti generando un mix di tenerezza e di malinconia. Essere indipendente per lui è un vero must: “Faccio musica perché mi piace e come mi piace:  non devo accontentare nessuno, se non me stesso e gli amici che mi ascoltano; posso decidere
come e dove suonare. Non devo arrivare da nessuna parte né avere il tifo dalla mia.Faccio musica perché non posso fare altro. E’ il mio giardino zen. La mia oasi di felicità, il sangue, la passione e il divertimento”. Anche la vita privata di Bombay – un lavoro in ufficio e una bimba arrivata da poco – ha i suoi aspetti particolari: “Mi tengo alla larga dalle religioni, dai fascisti,dai razzisti, dagli omofobi.  E dalle autovetture. Vado in bicicletta perché è sana, ecologica, divertente, veloce e bella”. In questi pochi anni trascorsi da cantautore, Bombay si è trovato a volte in situazioni più grandi di lui, ha visto e sentito cose assurde e che non mai avrebbe immaginato, ma le persone conosciute sono spesso diventate amicizie importanti. E questa, per lui è la cosa più bella: “Per me il vero scopo della vita è la ricerca del piacere e la condivisione delle esperienze”.

E così la musica di Bombay è triste, tenera, onesta, ingenua. E stonata.

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